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Francia, la Corte dei Conti boccia il nucleare: “Troppo costoso”
Secondo l’organo statale, il nucleare costa sempre di più, e con i miglioramenti alla sicurezza delle centrali previsti dopo Fukushima, le spese cresceranno ancora più rapidamente. Nei prossimi dieci anni i costi di produzione passeranno da 49,50 euro/MWh a quasi 60 euro/MWhIl nucleare costerà sempre di più. È la conclusione della Cour des comptes, la Corte dei conti francese, contenuta in un rapporto sui costi della filiera atomica presentato al governo. Come scrive l’organo statale, “Quali che siano le scelte fatte per mantenere il livello di produzione attuale (di energia elettrica) investimenti importanti sono da prevedere a breve e medio termine, tali da rappresentare almeno un raddoppio del ritmo attuale di investimento in manutenzione”. Tradotto in termini pratici, questi investimenti faranno aumentare il costo medio di produzione dell'ordine del 10%. Tanto per comprendere quanto peseranno queste strategie, si deve considerare che attualmente il costo medio di produzione è di 49,50 euro/ MWh: nei prossimi 10 anni potrebbe salire fino a 57 euro, o addirittura sfiorare i 60. Difficile stabilirlo con certezza, dato che sul costo effettivo degli interventi necessari, nota ancora la Corte dei conti transalpina, resta una “grande incertezza”.
Ancora più elevati saranno i costi di produzione di energia del nucleare di nuova generazione, quello delle centrali Epr: a causa dei numerosi slittamenti sulla data di entrata in servizio del primo impianto di questo tipo, in costruzione a Flamanville, saranno inizialmente di 70-90 euro/MWh. “La Corte si augura che le scelte future non siano effettuate in modo implicito, ma che sia formulata e adottata una strategia energetica, in modo esplicito, pubblico e trasparente”, ha affermato il presidente della Cour des comptes, Didier Migaud. Lo stesso presidente ha rimarcato poi una questione che si fa sempre più urgente, dato che da qui a fine 2022 ben 22 dei 58 reattori in funzione in Francia raggiungeranno i 40 anni di attività', soglia per lo smantellamento. Secondo Migaud, se la Francia non vuole ridurre la quantità' di energia che produce ogni anno, puo' fare solo due cose: prolungare le nostre centrali oltre i 40 anni, o far evolvere significativamente il mix energetico verso altre fonti energetiche, cosa che comporta investimenti complementari. (a.b.)
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